Abitata fin da epoca etrusca, Bagnoregio o Balneum Regis (bagno del re), fu l’antica Bagnorea, sede episcopale citata per la prima volta in una lettera di papa Gregorio Magno del 599 indirizzata al vescovo di Chiusi Ecclesio. Secondo la leggenda il nome sarebbe dovuto al fatto che le acque di questo luogo avrebbero guarito le ferite di re Desiderio. Entrata a far parte del Patrimonio di San Pietro, fu feudo dei Monaldeschi di Orvieto e nel XII secolo divenne libero comune, seppure sempre orbitante nella sfera d’influenza orvietana. Intorno al 1217 diede i natali a San Bonaventura, al secolo Giovanni Fidanza, che, secondo la tradizione, ammalatosi gravemente durante l’infanzia, fu consacrato a San Francesco dalla madre che quindi, una volta guarito, lo avviò alla vita religiosa; dopo aver iniziato gli studi nel convento di San Francesco presso Bagnoregio e poi a Parigi, Bonaventura diventò il più importante biografo della vita di San Francesco e proclamato dottore della Chiesa. Bagnorea fu gravemente colpita dalla peste del 1348, che la lasciò quasi completamente spopolata. Nel 1494 gli abitanti della cittadina riuscirono a distruggere la rocca dei Monaldeschi riuscendo così ad affrancarsi definitivamente dal dominio di quella famiglia. Nel 1494 si opposero coraggiosamente a Carlo VIII che stava scendendo lungo la penisola per andare ad occupare Napoli e nel 1496 papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) gli impose un governo di Cardinali-Governatori, che durò fino al 1612, quando passò sotto il controllo della Delegazione Apostolica di Viterbo che gli restituì gli antichi Statuti Comunali. Nel 1695 un violentissimo terremoto provocò il crollo di una grande parte del pianoro tufaceo su cui sorge la città, isolandola dal borgo di Rota, che oggi ha ereditato il nome di Bagnoregio, e dando il via al progressivo abbandono di quella che oggi si chiama Civita. Ulteriori crolli nel 1764 ne sancirono la crisi definitiva. Il 5 ottobre 1867, nell’ambito del tentativo dei garibaldini di occupare ciò che restava dello stato pontificio, un esercito di volontari lasciò Orvieto, ormai territorio italiano, per tentare di occupare Viterbo, passando per Bagnoregio, contando anche sul possibile sollevamento delle popolazioni locali. Questo invece non avvenne, ma anzi i bagnoresi al grido di “viva Pio IX”, ostacolarono l’avanzata dell’esercito patriottico, costretto ad asserragliarsi nel convento di S. Francesco, dove venne sopraffatto dai dragoni pontifici. Nel 1922 alla città di Bagnorea fu restituito l’antico nome di Bagnoregio; nel 1986 la sua diocesi fu soppressa e unita a quella di Viterbo. Civita di Bagnoregio conta oggi solo 16 abitanti ed è unita alla moderna Bagnoregio da un viadotto in cemento armato, andato a sostituire il vecchio ponte in muratura distrutto dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale nel 1944. E’ uno dei siti turistici più visitati del comprensorio, avendo ricevuto nel 2017 ben 800.000 visitatori.

DA VEDERE

Borgo. Civita di Bagnoregio è un piccolo angolo di medioevo perfettamente conservato, uno dei Borghi Più Belli d’Italia. Si accede al borgo da Porta S. Maria, posto in corrispondenza dell’antica tagliata etrusca che permetteva l’accesso alla città, ornata da bassorilievi di epoca medievale e da un elegante loggetta.

Cattedrale di San Donato. Antica cattedrale della diocesi fino al 1695, secondo una tradizione non confermata, sarebbe sorta nel V secolo al di sopra di un tempio pagano. Alcuni elementi romanici sono individuabili sotto i pesanti rifacimenti cinquecenteschi che hanno dato alla chiesa l’aspetto attuale. Due sarcofagi etruschi sono inglobati nella base del campanile. All’interno dell’edificio sacro si conservano un affresco della scuola del Perugino e un eccezionale crocefisso ligneo quattrocentesco della scuola di Donatello.

Museo Geologico e delle Frane. Collocato nell’antico Palazzo Alemanni, di epoca rinascimentale, illustra la geologia del territorio di Bagnoregio, i problemi di stabilità della rupe della Civita, la storia dei processi franosi e le opere di stabilizzazione e monitoraggio predisposte nel tempo per la salvaguardia di quello che è stato definito “il paese che muore”.

COME ARRIVARE

(114 km) Imboccare la Statale Aurelia in direzione Roma. Dopo circa 47 km uscire a Montalto di Castro, direzione Viterbo/Tuscania seguendo la SR312 Castrense; dopo circa 4 km alla rotonda imboccare la SP4 per Tuscania. Arrivati a Tuscania seguire le indicazioni per Marta/Lago di Bolsena, seguendo la SP12, fino a immettersi sulla SP8 Verentana. Svoltare a destra seguendo le indicazioni per Montefiascone. A Montefiascone immettersi brevemente sulla via Cassia in direzione Viterboo e dopo 200 m svoltare a sinistra sulla SP71 Orvietana. Seguire quindi le indicazioni per Bagnoregio.