La citazione più antica di Grosseto risale all’803, quando il vescovo di Lucca diede in enfiteusi a Ildebrando figlio di Ilprando i beni della chiesa di San Giorgio in Grosseto. In un contratto più tardo, del 973 risulta essere un insediamento con castello. Sappiamo che la città aveva anche un porto sull’Ombrone che allora lambiva le mura della città. Già parte della contea aldobrandesca, nel 1138 vi fu trasferita da Roselle la sede della diocesi. Fu precocemente contesa con la Repubblica di Siena che la occupò per la prima volta nel 1224. Nel 1301 la città si ribellò, guidata da Bino degli Abate del Malia, che, approfittando della momentanea debolezza della Repubblica, riuscì a diventare signore della città. Bino sostenne anche l’assedio dell’esercito imperiale di Ludovico il Bavaro, di ritorno da Roma (1328); la città resistette alcuni giorni a svariati assalti, difesa dai cittadini stessi, tanto che alla fine l’imperatore preferì proseguire nel suo viaggio verso Pisa, lasciando sul terreno più di 400 uomini. La città per celebrare questa inaspettata vittoria decise di aggiungere nella zampa destra del grifone d’argento sul suo stemma una spada. Bino era riuscito a trasmettere il potere ai suoi figli e a tessere una rete di alleanze che lo avevano protetto dalle rivendicazioni senesi. Siena comunque tentò più volte di riprendere la città, con maggior decisione dopo la morte di Bino (1334). I figli, nonostante alcuni successi, si resero conto di non poter contrastare a lungo la Repubblica e quindi nel 1336 accettarono di lasciare la città e liberare i prigionieri senesi, in cambio di una somma di denaro e la promessa di non essere banditi e perseguiti. Dopo di allora il dominio di Siena su Grosseto rimase saldo, fino alla conquista dello Stato senese da parte di Firenze: Grosseto, difesa dai francesi alleati di Siena, cadde nel 1559, due anni dopo quella di Montalcino, dove si era ritirato il governo senese. Cosimo I de’Medici prese a cuore la sorte di Grosseto e del suo territorio, devastato dalle guerre e dal progressivo impaludamento della piana che in epoca romana era l’antico lago Prile e sia lui che i suoi successori, oltre a munire la città di imponenti e solide mura, cercarono di combattere l’insalubrità del suo territorio istituendo l’Uffizio dei Fossi. Ma la lotta contro l’impaludamento ebbe un decisivo impulso sotto i Lorena che, subentrando ai Medici nel governo del Granducato, provvidero ad una importante riforma amministrativa, separando Grosseto da Siena ed elevandola a capoluogo della “Provincia Inferiore Senese” (1766). Il perdurare delle cattive condizioni ambientali durante l’estate, portò all’istituzione dell’estatura (1780), ovvero al trasferimento durante la stagione più calda di tutti gli uffici pubblici e del loro personale da Grosseto a un luogo più salubre, dapprima variabile, poi fissato in Scansano. Il provvedimento continuò ad essere adottato anche dopo l’Unità d’Italia e fu definitivamente abolito solo nel 1897. Grosseto conta oggi circa 61.000 abitanti.

DA VEDERE

Duomo. La cattedrale di Grosseto, come la vediamo oggi, è frutto di numerosi interventi, lavori interrotti e ripresi, che si protrassero dal 1294 fino al 1800. All’interno si conservano alcune pregevoli opere quattrocentesche: il fonte battesimale e l’altare della Madonna delle Grazie, che ospita la pala con l’Assunta (detta popolarmente appunto “Madonna delle Grazie”) opera di Matteo di Giovanni (1475 circa). Un crocifisso ligneo attribuito al Vecchietta (seconda metà del XV secolo) è conservato nella cappella omonima.

Mura e cassero. Grosseto conserva pressoché intatto il circuito delle mura, a pianta esagonale con sei bastioni difensivi, realizzato per iniziativa dei Medici poco dopo la conquista dello stato senese, ma completato solo nel 1593. Le fortificazioni rinascimentali inglobano due elementi di quelle più antiche di epoca senese: la cosiddetta Porta Vecchia e il Cassero; quest’ultimo ospita oggi mostre e altre iniziative culturali.

Museo Archeologico e d’Arte della Maremma. Nato nel 1865 dalla donazione di una piccola raccolta archeologica messa insieme dal canonico Giovanni Chelli, il Museo Archeologico, arricchitosi enormemente nel corso del tempo, illustra la storia della provincia di Grosseto dalla preistoria all’alto medioevo. Il piano terra è occupato quasi completamente dai reperti provenienti dal centro di Roselle, di cui illustra la storia dai primordi dell’epoca etrusca all’età imperiale romana. Il primo piano è invece dedicato agli altri centri della provincia, tra gli altri: Vetulonia, Marsiliana, Saturnia, Poggio Buco, Pitigliano. Al secondo piano invece è ospitato il museo d’Arte Sacra, con pezzi sia di proprietà della diocesi, sia di proprietà statale e civica: tele, tavole e sculture, oreficerie e paramenti sacri, corali miniati; una piccola sezione è anche dedicata all’archeologia medioevale e postmedioevale, con materiali provenienti da scavi effettuati a Grosseto e nel suo circondario.

Museo di Storia Naturale della Maremma. Distribuito su tre piani, racconta i numerosi aspetti legati alla geologia, la natura e la vita animale e vegetale della Maremma. Presenta una ricca collezione di minerali e una sezione paleontologica in cui una vetrina è dedicata all’Oreopiteco (scimmia antropomorfa) rinvenuto nella miniera di Baccinello negli anni ’50.

Parco Archeologico di Roselle. A pochi chilometri da Grosseto si trovano i resti della città etrusca e romana di Roselle, prima sede della diocesi, poi trasferita a Grosseto nel 1138. Di particolare interesse i resti nell’area del foro di epoca romana, sotto il pavimento del quale sono stati trovati i resti di una casa di epoca etrusca arcaica; nella stessa area da segnalare la domus dei mosaici, con pavimenti musivi ottimamente conservati datati ad epoca adrianea. Sulla collina adiacente si trovano i resti imponenti dell’anfiteatro. Ben conservato anche il circuito delle mura etrusche, che in alcuni tratti si eleva ancora fino a 5 metri.

COME ARRIVARE

(26 km) Grosseto è agevolmente raggiungibile con la Statale Aurelia.