L’isola del Giglio è stata abitata fin dalla preistoria: un vasto insediamento della media età del bronzo è stato individuato al Castellare di Campese, altura che domina l’unico porto naturale sulla costa occidentale dell’isola, rioccupato poi anche in epoca etrusca; un ripostiglio di oggetti di bronzo databili al Bronzo Finale (X secolo a.C.), oggi al Museo Archeologico di Grosseto, venne rinvenuto durante lavori minerari, ancora nella zona di Campese.
Allo stesso modo l’isola fu occupata anche dai romani: resti di un insediamento, forse una villa, sono tutt’ora visibili a Giglio Porto e di epoca romana è anche la prima citazione delle fonti scritte: nel De bello civili di Giulio Cesare, si narra di come Domizio, alleato di Pompeo, nel 49 a.C. requisì diverse navi di proprietà privata tra l’isola del Giglio e il territorio cosano per correre in aiuto di Marsiglia che si era ribellata a Cesare.
Bisogna poi arrivare al V secolo d.C., ovvero a Rutilio Namaziano e al suo poema De Reditu Suo (415 d.C.), per avere altre notizie: l’autore latino infatti narra di come l’isola abbia offerto rifugio a molti Romani in fuga dalle invasioni dei Goti. Il nome romano era Igilium, che non si riferisce al giglio, come si potrebbe ritenere, ma deriva probabilmente dal termine greco igilion che significa capretta (isola delle capre).
Nel medioevo fu proprietà, come tutto l’antico Ager Cosanus (Orbetello, monte Argentario, Ansedonia e il loro entroterra), dell’Abbazia dei SS. Vincenzo e Anastasio , detto “delle Tre
Fontane”, grazie a una donazione dell’805 da parte di Carlo Magno; dai monaci venne dato in enfiteusi prima ai conti Aldobrandeschi e poi agli Orsini, anche se di fatto l’isola era controllata, sia dal punto di vista economico, sia politico, dalla Repubblica di Pisa che nel XIII secolo, prima di essere sconfitta da Genova nella battaglia della Meloria (1284), era una delle massime potenze nel Tirreno. Nel 1362 fu momentaneamente occupata dalle truppe fiorentine, in guerra con Pisa, cui la restituirono due anni dopo, ma quando nel 1406 la città fu definitivamente sconfitta tutto il suo stato, isola del Giglio compresa, entrò a far parte dello stato fiorentino.
Nel 1447 fu occupata da re Alfonso d’Aragona, che vi tenne una guarnigione napoletana fino al 1460. Subito dopo papa Pio II, accordandosi con la Repubblica di Siena e l’Abbazia delle Tre Fontane, formò con l’isola del Giglio, Castiglione della Pescaia e le Rocchette di Pian d’Alma una signoria che affidò al nipote Andrea Piccolomini.
Fu un periodo molto difficile per l’isola, esposta alle continue scorrerie dei pirati barbareschi. La scorreria più terribile fu quella capeggiata dal famoso pirata Khair ad-Din, detto il Barbarossa che nel 1544 conquistò e saccheggiò il castello deportando quasi tutti i suoi abitanti come schiavi, per cui pochi anni dopo, nel 1549, Eleonora Piccolomini finanziò il restauro del castello e inviò alcune famiglie di Pienza a ripopolare l’isola.
Nel 1588 Silvia Piccolomini, ultima erede della signoria, vendette i suoi territori a Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo de’Medici duca di Toscana, che entrarono poi così, alla sua morte, nel Granducato di Toscana. I Medici si impegnarono nella fortificazione di questo loro nuovo possesso, costruendo anche una torre al porto, nucleo del futuro insediamento. L’isola comunque rimase a lungo esposta alle incursioni piratesche, l’ultima delle quali avvenne, ormai in epoca lorenese, il 18 novembre 1799, quando circa 2.000 pirati provenienti da Tunisi sbarcarono al Campese con l’intenzione di dare l’assalto al Castello. La tenace opposizione degli abitanti tuttavia impedì che questo avvenisse e gli assalitori si ritirarono dopo aver saccheggiato solo la chiesa di San Rocco.
Nel 1796 il Granduca mandò al Giglio un suo architetto Alessandro Nini per effettuare importanti lavori di restauro: fu rifatto il molo, poggiando sui resti di quello di età romana, poi restaurò le mura del castello e costruì una nuova cisterna pubblica. Il nuovo periodo di tranquillità favorì lo sviluppo demografico: si andò formando un abitato intorno al Porto, dove si trasferirono numerose famiglie liguri e napoletane. Passò indenne il periodo francese, sostanzialmente ignorata nel suo isolamento e seguì le vicissitudini del Granducato di Toscana fino alla sua annessione al Regno d’Italia nel 1860.
L’isola del Giglio è abitata da circa 1.400 persone divise tra i centri di Giglio Castello, Giglio Porto e Campese.

DA VEDERE

Giglio Castello. Borgo caratteristico dominato dalla rocca pisana e ancora racchiuso nel circuito delle mura difese da torri, fa parte dei Borghi più Belli d’Italia. Nella chiesa di San Pietro Apostolo è conservato un crocefisso in avorio da alcuni dubitativamente attribuito al Giambologna e un nucleo di armi sottratte ai tunisini che nel 1799 effettuarono l’ultimo assalto all’isola.

COME ARRIVARE

(20 km + 1h circa di traghetto)
L’Isola del Giglio è raggiungibile grazie a un servizio regolare di traghetti da Porto Santo Stefano.