Le vie cave sono antiche strade, profondamente incassate nella roccia, caratteristiche delle aree tufacee della Maremma, realizzate prevalentemente in epoca etrusca, ma poi riutilizzate, ampliate e riadattate anche nei secoli successivi, in epoca romana, medievale, rinascimentale e moderna. Il loro scopo era di mettere agevolmente in comunicazione i fondovalle che circondavano gli insediamenti con i pianori circostanti, permettendoci così di individuare le principali direttrici viarie che si dipartivano dai centri abitati. Il suggestivo aspetto che oggi hanno assunto, spesso con altissime pareti e chiuse in alto dalla vegetazione, è in realtà frutto di un lungo processo sviluppatosi nei secoli, per opera sia della natura, sia dell’uomo. Infatti osservando le diverse altezze a cui, sulle loro pareti, si trovano resti di tombe etrusche, edicole sacre di epoca medievale e tracce di interventi più recenti, è possibile ricostruire come originariamente queste tagliate fossero molto meno profonde e si siano approfondite via via con il passare del tempo: infatti lo scorrimento delle acque sul fondo di questi canali provocava il continuo degrado del piano di calpestio, costringendo, per regolarizzarlo nuovamente, a scavarlo più in profondità; talvolta lungo le pareti o al centro della strada sono presenti canalette o altri apprestamenti che dovevano proprio arginare questo problema, convogliando e contenendo, per quanto possibile, le acque meteoriche. In casi particolari (Cava di Castro) l’inconveniente si ovviava realizzando sul fondo un vero e proprio lastricato. In alcune vie cave, soprattutto se piuttosto ristrette, è possibile anche osservare come le pareti in prossimità del fondo si allarghino: l’espediente è stato adottato per permettere il passaggio di carri con grandi ruote, evitando di dover allargare tutta la strada fin dalla sommità. Le principali vie cave della Maremma si trovano intorno ai centri di Pitigliano e Sovana, ma sono presenti anche a Sorano e, nel viterbese, a Castro, tutte inserite negli itinerari turistici di questi territori e nei relativi parchi archeologici. Piccole vie cave esistono anche intorno all’antico insediamento etrusco di Poggio Buco, in comune di Pitigliano, sulla riva destra del Fiora, ma, abbandonate da secoli, sono oggi completamente invase dalla vegetazione e non più percorribili.

DA VEDERE

Il Cavone a Sovana è la più ampia e forse più celebre delle vie cave di questo territorio, tracciata in epoca etrusca ellenistica tagliando una più antica necropoli di età arcaica, si dirigeva verso nord e le città di Chiusi e Orvieto. Sulla parete sinistra, salendo, è presente una iscrizione etrusca, accompagnata da una svastica. In prossimità del suo sbocco a valle nel 1912 fu rinvenuta una stipe votiva i cui pochi pezzi recuperati sono esposti nel Museo di San Mamiliano. La Cava di San Sebastiano a Sovana si apre sul versante opposto della valle rispetto alla precedente,e doveva condurre verso il corso del Fiora. La notevole profondità e la larghezza estremamente ridotta ne fanno uno dei luoghi più suggestivi del Parco Archeologico di Sovana. Poco prima del suo sbocco sul pianoro, sulla destra un breve sentiero porta a un antico oratorio affacciato sulla sommità della via cava, recante numerosi croci incise sulle sue pareti. La Cava del Gradone a Pitigliano, sul costone di fronte alla città, è inserita all’interno del Museo all’Aperto Manzi (v.) e conduceva probabilmente verso Castro e Vulci. La Cava di Poggio Cani Cava di San Giuseppe a Pitigliano, segnavano la strada verso Sovana: la prima scendeva da Pitigliano verso il fiume Lente, fiancheggiata da numerose strutture ipogee di diverse epoche; la seconda invece, sull’altra riva del fiume, lambiva una necropoli di tombe etrusche a camera e conduceva alla sommità del pianoro di fronte al paese.