Il   geologicamente è uno dei lembi più antichi della Toscana. Fu popolato fin dal Paleolitico, quando a causa del livello marino molto più basso, era un’imponente montagna affacciata su una vasta pianura che arrivava fino all’isola del Giglio e a Giannutri. Diventata un’isola in conseguenza del rialzo del livello del mare legato alla fine delle glaciazioni, con un processo molto lungo, che forse si è completato solo all’inizio dell’età storica, è stato unito alla terraferma dai due tomboli di Feniglia e Giannella, formatosi per il gioco delle correnti combinate con il flusso del fiume Albegna. Scarse sono le tracce di una presenza in epoca etrusca, mentre sono molte e rilevanti quelle di epoca romana, quando nacque Porto Ercole, e sul lato settentrionale del promontorio si andarono a collocare le due grandi ville marittime di Santa Liberata e dei Muracci di Porto Santo Stefano (oggi nel quartiere Valle). In questo periodo sappiamo che il monte, denominato promontorium Cosanum, era di proprietà dei Domizi Enobarbi, importante famiglia romana di origine plebea, che raggiunse un notevole potere tra la fine della repubblica e l’inizio dell’impero, rivestendo il ruolo di argentarii, ovvero banchieri. Fu poi probabilmente tramite Nerone, esponente appunto di questa famiglia, che passò nell’erario imperiale. L’imperatore Traiano lo donò poi alla nipote Vibia Matidia, da cui il nome di insula Matidiae. Il nome attuale è ricordato per la prima volta da Rutilio Namaziano nel suo poema De Reditu Suo (416 d.C.), in cui descrive le coste del Tirreno nel suo viaggio da Roma verso le Gallie per sfuggire alle invasioni barbariche. La tradizione vuole che infine fosse donato nell’805 da Carlo Magno all’Abbazia delle Tre Fontane insieme resto dell’Ager Cosanus (Orbetello, Ansedonia, Montauto, Stachilagi, Marsiliana) e l’isola del Giglio. Concesso in enfiteusi prima agli Aldobrandeschi e poi agli Orsini, entrò infine a far parte della Repubblica di Siena. Dopo la conquista di questa da parte di Firenze, il monte Argentario, con Orbetello e Talamone furono ceduti alla Spagna, in cambio del loro aiuto nella guerra, andando a formare lo Stato dei Reali Presidi (1557). In questo periodo fu rinforzato il sistema di difesa ci tutto il perimetro costiero, vedendo nascere numerose torri di avvistamento sui promontori che costellano le sue coste. Fu solo all’inizio del 1600 che andò formandosi l’abitato di Porto Santo Stefano; esso è posto nella parte occidentale del monte, originariamente inclusa nella comunità di Orbetello, da cui riuscì ad ottenere l’autonomia solo nel 1842, diventando capoluogo della comunità di Monte Argentario, origine dell’attuale comune.

DA VEDERE

Porto Ercole. Uno dei Borghi più Belli d’Italia.

Porto Santo Stefano. Il centro più importante della zona, punto di partenza dei traghetti per l’isola del Giglio e capoluogo del comune di Monte Argentario.

Convento dei Padri Passionisti. Fondato da San Paolo della Croce (al secolo Paolo Danei), e inaugurato nel 1737 con il titolo di Ritiro della Presentazione di Maria SS.ma al Tempio, fu la prima casa madre dei Padri Passionisti. Tuttora occupato dai religiosi, è posto in una bellissima posizione con un suggestivo panorama sulla laguna di Orbetello.

Spiagge. Tutta la costa del monte Argentario, da Santa Liberata a Porto Ercole, è un susseguirsi di scogliere e piccole spiagge, raggiungibili dal mare o, in buona parte, dalla strada panoramica che ne segue tutto il perimetro, nonostante il grande numero di proprietà private che ostacolano il passaggio verso la riva.

Bagni di Domiziano. Spiaggia libera con basso fondale adatta alle famiglie nei pressi dei resti della villa romana di Santa Liberata, antico approdo (Domitiana Positio).

Il Pozzarello. Stretta spiaggia di ciottoli e sassi, vicina a Porto Santo Stefano e alla strada, facilmente accessibile, è attrezzata con uno stabilimento balneare.

La Bionda. Stretta spiaggia di ciottoli e sassi, si raggiunge anche a piedi da Porto Santo Stefano percorrendo tre gallerie della ferrovia dismessa, oppure la strada Panoramica scendendo alla prima discesa a sinistra dopo il paese.

La Cantoniera. Si raggiunge percorrendo una galleria ferroviaria oggi dismessa dove dal 1913 al 1944 passava il treno che collegava Porto S.Stefano a Orbetello, prima che la rete ferroviaria fosse distrutta dai bombardamenti. La spiaggia è a tratti libera e con uno stabilimento balneare dotato di bar e ristorante, ed è di facile accesso anche per i portatori di handicap.

La Cacciarella. dalla strada panoramica si parcheggia al cancello della villa Miragiglio per poi percorrere il sentiero sulla destra per circa 500 m; sulla spiaggia è presente anche una grotta detta Grotta del Turco. Al largo, a 15 m di profondità è collocata la statua del Redentore.

Cala Grande. l’accesso pedonale per Cala Grande si trova al Km 3+950 della strada Panoramica (SP 65) di Porto Santo Stefano. Passato il ponte sul fosso Caùto si percorre il letto del torrente fino alla spiaggia del Cauto e da qui, sulla scogliera, si arriva alle tre spiagge di Cala Grande.

Cala del Gesso. A Porto S. Stefano, oltre l’imbarco dei traghetti, si gira a sinistra sulla strada panoramica fino a via dei Pionieri; passato un cancello grigio con la scritta “Luiso et amore” e un altro verde con la scritta “La Pineta” si entra al cancello con il numero 5 e dopo 20-25 minuti a piedi si arriva alla cala. Dalla spiaggia è visibile l’isolotto dell’Argentarola.

Cala Piccola. Spiaggia rocciosa di fronte alla quale, qualche centinaio di metri al largo, si gode della vista dello Scoglio del Corallo, punto di immersione tra i più belli dell’Argentario.

Mar Morto. Tratto di costa rocciosa con vasche naturali, raggiungibile con un sentiero di circa 500 m. Il nome è dovuto al fatto che le barriere rocciose proteggono il tratto di mare rendendo le sue acque molto ferme.

Le Cannelle. Cala con spiaggia prevalentemente ciottolosa incastonata tra le scogliere, spesso battuta dai venti, con fondali sia rocciosi, sia sabbiosi, con un’ampia varietà di flora e fauna marina. Il Purgatorio (o Bocca d’Inferno) spiaggia sassosa di rocce e scogli, in una insenatura con bassi fondali, esposta al libeccio ed allo scirocco. Raggiungibile a piedi con un percorso di circa mezzora piuttosto impegnativo, soprattutto nella parte finale.

Spiaggia Lunga. Vi si arriva tramite la strada panoramica (SP 66) dalla parte di Porto Ercole, dopo poco più di 1,5 chilometri, per poi percorrere a piedi un breve ripido sentiero di 200 metri. La spiaggia è sabbiosa, riparata dai venti estivi di nord ovest, con fondali che digradano piuttosto dolcemente verso il largo. La spiaggia è completamente libera e priva di servizi. Adiacenti al monte Argentario anche le spiagge di Feniglia e Giannella, sabbiose e con bassi fondali digradanti.