Orbetello fu un importante centro etrusco del territorio di Vulci che sorse, in una posizione invidiabile al centro della laguna, intorno alla seconda metà dell’VIII secolo. Fu probabilmente il porto dell’antica Caletra, posta nella valle dell’Albegna, forse dove oggi sorge il castello di Marsiliana, prosperando durante il VII e il VI secolo a.C. e poi di nuovo nel IV, dopo un apparente periodo di abbandono nel V secolo a.C. Di questo lungo periodo non rimane nessun resto visibile, e poco è documentato all’interno del circuito murario, dove la vita è proseguita fino ad oggi cancellando i resti più antichi. A testimoniarne la ricchezza sono solo i resti dei corredi delle tombe delle necropoli che si stendevano tra le mura spagnole e l’attuale stazione, oggetto di recuperi e saccheggi soprattutto nel corso dell’800 e che solo in piccola parte sono giunti al Museo Archeologico di Firenze e all’Antiquarium di Orbetello stessa. Con la conquista del territorio di Vulci da parte di Roma, nel 281 a.C. e la nascita della colonia di Cosa nel 273 a.C., Orbetello venne progressivamente abbandonata, anche se è possibile che le imponenti mura poligonali che cingono la città lungo i lati bagnati dalla laguna (le cosiddette “mura etrusche”), siano state realizzate proprio in questo momento, quando forse il centro, nel progetto di fare di Cosa un importante caposaldo nella conquista del Tirreno, doveva costituire il porto lagunare della colonia. Le prime tracce di rioccupazione del sito dell’antica città etrusca, sono da porre in epoca altomedioevale; la città rientra nella donazione che Carlo Magno fece all’Abbazia delle tre Fontane di Roma dell’antico Ager Cosanus, insieme ad Ansedonia, Monte Argentario, Isola del Giglio, Montauto, Marsiliana e Stachilagi (805 d.C.), la cui autenticità è dubbia, ma che probabilmente descrive una situazione reale. La prima citazione certa è del 1081, in una bolla di Gregorio VII, anche se una tradizione ampiamente sostenuta, ma priva di riscontri storici, vorrebbe che la città fosse stata rifondata da Pietro Farnese nel 1100. Nel 1230 papa Gregorio IX sottrasse la giurisdizione ecclesiastica della città dalla Diocesi di Sovana, per affidarla direttamente all’Abate Commendatario delle Tre Fontane. Entrata a far parte dei domini degli Aldobrandeschi, cui i monaci la infeudarono, costituì uno dei centri più popolosi della contea, la cui proprietà passò, per via ereditaria, agli Orsini di Pitigliano. Occupata brevemente dal re Ladislao di Napoli nei primi anni del ‘400, fu conquistata da Siena nel 1414, per poi essere ceduta alla Spagna, insieme agli altri porti della Maremma senese, nel 1557 quando Firenze sconfisse e annesse la Repubblica. Orbetello divenne così la capitale del piccolo Stato dei Presidi, che comprendeva il Monte Argentario, Talamone e Porto Longone (odierno Porto Azzurro) sull’isola d’Elba; nella cittadina lagunare risiedeva un Governatore che rispondeva al Vicerè di Napoli. Il periodo del dominio spagnolo ha lasciato notevoli tracce a Orbetello, sia nei monumenti, che nell’onomastica, come dimostrano diversi cognomi ispanici tuttora presenti. Nel 1646 subì un lungo assedio da parte della flotta e dell’esercito francesi, al comando del principe Tommaso di Savoia, che tentarono invano di conquistare il piccolo stato, grazie anche all’eroica resistenza degli orbetellani sotto il comando del generale Carlo Della Gatta. In seguito alla Guerra di successione Spagnola, passò nel 1707 sotto la dominazione austriaca, per poi tornare sotto il controllo del nuovo Regno di Napoli governato dai Borbone nel 1737. Annesso nel 1801 con il resto dello Stato dei Presidi al Regno d’Etruria dopo la conquista napoleonica, all’indomani del Trattato di Vienna nel 1815 fu unito al Granducato di Toscana, seguendone le sorti, fino al plebiscito che ne sancì l’annessione al Regno d’Italia. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, Orbetello divenne una importante cittadina industriale, con industrie chimiche e alimentari, la cui vivacità fu sottolineata, negli anni immediatamente precedenti la Grande Guerra, dalla nascita di un idroscalo, che assunse particolare importanza tra gli anni ’20 e gli anni ’30, diventando sede della Scuola di Navigazione Aerea di Alto Mare e base delle imprese aviatorie transoceaniche condotte da Italo Balbo. Pesantemente bombardata dagli Alleati alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ebbe un notevole sviluppo nel secondo dopoguerra, che l’hanno portata a essere uno dei centri più importanti della provincia. Orbetello oggi conta circa 5.800 abitanti, 7.300 se uniti a quelli di Orbetello Scalo.

DA VEDERE

Duomo. Ampliato e ristrutturato più volte nel tempo, conserva ancora la bella facciata romanico- gotica, inglobata nelle più tarde strutture cinque-seicentesche, con il portale riccamente decorato. All’interno notevole il paliotto preromanico (IX secolo) recuperato nel 1964 da un altare barocco in cui era stato riutilizzato come mensa e oggi inserito nell’altare maggiore.

Mura spagnole. Perfettamente conservata la cinta muraria realizzata in epoca spagnola che chiudeva la città dal lato verso terra, fino all’inizio del ‘900 lambita da un largo canale (il canale Regio), oggi colmato, che faceva di Orbetello di fatto un’isola. Molto bella la cosiddetta “Porta di Terra”, in stile barocco, ornata da stemmi, che guarda verso la laguna. Oggi si accede invece alla città dalla cosiddetta “Porta Nuova”, originariamente a unico fornice; i due laterali sono stati aggiunti negli anni ’20 per rendere più agevole l’accesso alla città.

Mura “etrusche”. Sui lati lambiti dalla laguna, la città di Orbetello conserva ancora l’antica cinta muraria in opera poligonale, particolarmente ben conservata sul lato di levante. Ritenuta di epoca etrusca (IV secolo a.C.), è forse più probabilmente da collocare in epoca romana, nello stesso momento della deduzione della colonia di Cosa.

Mulino nella laguna. All’estremità del paese di Orbetello, dove si diparte la diga che unisce la città al monte Argentario, realizzata in epoca leopoldina, è visibile nelle acque della laguna l’ultimo mulino rimasto di una serie di nove testimoniati fin dall’epoca spagnola e ancora esistenti alla metà dell’800.

Polveriera Guzman e Museo Archeologico. Subito all’interno delle mura, affacciata sulla laguna di levante, si trova l’edificio dell’antica polveriera, realizzata nel 1662, con i caratteristici obelischi con la funzione di parafulmine e di protezione delle finestre da eventuali colpi di artiglieria. Ospita oggi il Museo Archeologico che conserva le testimonianze della vita di Orbetello e del suo territorio in epoca etrusca e romana (attualmente chiuso).

COME ARRIVARE

(19 km) Si imbocchi la SS Aurelia in direzione Roma; dopo circa 14 km si giunge all’uscita per Orbetello e dopo circa altri 4 km si arriva alle mura della città.