Il Parco Naturale della Maremma, esteso per 9.800 ettari, è stato istituito nel 1975 per proteggere una delle zone più intatte della Maremma. Si estende dalla foce dell’Ombrone, il fiume più lungo della Toscana dopo l’Arno, fino al promontorio di Talamone includendo tutti i monti dell’Uccellina, dividendosi tra i comuni di Grosseto, Magliano e Orbetello. Fu abitato fin dalla più remota preistoria, come dimostrano alcune grotte abitate già nel Paleolitico, come la Grotta della Fabbrica. Da ricordare anche la Grotta dello Scoglietto, con segni di occupazione durante il Neolitico e tra Eneolitico e prima età del bronzo, oggetto di raccolte di superficie e scavi archeologici fin dagli anni ’30 e che ha restituito alcuni crani umani con segni di trapanazione; questo rinvenimento, insieme al riscontro di altre ossa umane con segni di gravi problemi causati da traumi, ha fatto ipotizzare che la grotta costituisse una sorta di nosocomio della preistoria. Un altro sito di particolare interesse è quello di buca di Spaccasasso, nei pressi di Alberese, dove è stata individuata una cava di cinabro di epoca eneolitica poi utilizzata, sempre nello stesso periodo, come luogo di sepoltura. Per quanto riguarda l’epoca storica, invece, sulla cima dell’altura dello Scoglietto, sono state di recente individuati e scavati i resti di un santuario di epoca romana dedicato a Diana Humbronensis, costruito e distrutto più volte in epoca imperiale e tardo antica. Un altro interessante insediamento romano è in località Spolverino, dove, in corrispondenza di un’ansa del fiume Ombrone, scavi archeologici hanno messo in luce i resti di un complesso manifatturiero frequentato tra il I e il V secolo d.C., dove si lavorava il vetro, prevalentemente riciclando materiali frammentati, l’osso e il metallo. Scendendo al medioevo l’evidenza monumentale più importante è sicuramente quella costituita dall’abbazia di Santa Maria Alborensis, oggi detta di San Rabano, sorta probabilmente già nell’XI secolo per volere dei vescovi di Roselle su iniziativa dei monaci benedettini, che aveva vasti possedimenti intorno a Grosseto. L’abbazia, protetta dalla sede pontificia, cui era direttamente sottoposta, fu particolarmente importante e potente nel XII secolo; nel 1221 tutto il complesso fu donato da papa Giovanni XII ai Cavalieri di Rodi. Pare che sullo scorcio del XIII secolo i monaci abbandonarono infine l’edificio, a causa delle continue scorrerie e ruberie; il monastero fu quindi eretta da Bonifacio VIII a commenda (Grancia o Casa di S. Benedetto dell’Alberese) che nel 1307 passò ai Cavalieri di San Giovanni in Gerusalemme (Gerosolimitani) a annessa al priorato di Pisa. Nel 1321 fu occupato per un breve periodo dagli Abati del Malia, signori di Grosseto, finché, con tale città, entrò nei possedimenti della Repubblica di Siena, seppure contesa da Pisa che rivendicava il possesso di Alberese. Quando nel 1438 Siena decise di smantellare numerose fortezze nel territorio per trasformarlo in contado, anche il complesso monastico fortificato subì la stessa sorte; dopo pochi anni la residenza del priore fu trasferita nell’odierna Alberese e al suo fianco sorse una piccola chiesetta. Questo sancì la fine del monastero che fu completamente abbandonato alla metà del XVI secolo. Altri monumenti che caratterizzano il paesaggio del parco sono le torri, sorte soprattutto tra il XV e il XVII secolo, che avevano il compito di sorvegliare le coste maremmane e segnalare agli abitati della zona lo sbarco dei pirati saraceni. Nel territorio della riserva sono incluse una dozzina tra torri e luoghi fortificati, da nord a sud: la torre e dogana della Trappola, presso la foce dell’Ombrone, che proteggeva un approdo, il Ridotto di Bocca d’Ombrone, la Torre di Castelmarino, tra le più antiche, la Torre di Collelungo, la Torre dell’Uccellina (nei pressi di San Rabano), la Torre di Cala di Forno, La Torre di Collecchio e quella della Bella Marsilia, resti dell’antico insediamento di Collecchium e la Torre bassa, al centro di un piccolo forte. Vi sono poi quelle più meridionali, nei pressi di Talamone, sorte per iniziativa degli spagnoli dello Stato dei Presidi, il cui confine con il granducato era posto circa alla cala delle Cannelle: la Torre delle Cannelle, la Torre di Capo d’Uomo, la Torre del Molinaccio (in realtà un antico mulino). Alla metà dell’800 la Tenuta di Alberese fu acquistata dal Granduca Leopoldo di Lorena, che investì ingenti risorse per la bonifica e il miglioramento della produttività agricola della proprietà. Passata con il resto della Toscana nel Regno d’Italia, fu poi pressoché ignorata, finché nel 1926 passò all’Opera Nazionale Combattenti. Nel 1975 viene istituito il Parco Regionale Naturale che nel 1992 è stato insignito del Diploma Europeo delle Aree Protette, conferito dal consiglio d’Europa alle eccellenze nel campo della conservazione delle biodiversità e del paesaggio.

DA VEDERE

Il parco offre una serie di itinerari tematici, a piedi, in bici, a cavallo, in canoa e in carrozza, a seconda dei principali interessi del turista; alcuni in certi periodi dell’anno sono percorribili solo con una guida (consultare il sito del parco per i particolari: www.parco-maremma.it). Tra le mete più interessanti: l’Abbazia di San Rabano, le torri di Casatelmarino e Collelungo, la grotta La Fabbrica, la foce dell’Ombrone.

COME ARRIVARE

(15 km) L’accesso principale all’area protetta è nella frazione di Alberese, dove è anche la biglietteria del Parco. Nel parco è vietato introdurre animali domestici. Prendere la Statale Aurelia in direzione Grosseto; al Km 166 imboccare lo svincolo per Alberese – Parco Naturale della Maremma. Proseguendo per alcuni chilometri sulla strada che attraversa una suggestiva campagna si raggiunge in poco tempo la piccola frazione di Alberese dove si trova il Centro Visite del Parco.