La rupe di Pitigliano fu abitata fin dalla media età del bronzo (XVII secolo a.C.). Brevemente abbandonata in corrispondenza dell’età del ferro (IX-metà VIII secolo a.C.), fu rioccupata nella seconda metà dell’VIII secolo a.C., tappa fondamentale nelle comunicazioni tra la città di Vulci e l’entroterra e in particolare della valle del Tevere. Dovette godere di una certa prosperità durante buona parte dell’epoca etrusca, come dimostrano un paio di tratti di mura in blocchi di tufo e le numerose necropoli poste nel circondario, con i resti dei corredi delle tombe sfuggite a secoli di depredazioni. Più evanescente l’epoca romana, che comunque ha lasciato qualche traccia poco fuori del paese (Quattro Strade). La prima citazione del nome di Pitigliano nei documenti di età medioevale, è in una bolla di papa Niccolò II, del 27 aprile 1061, diretta al capitolo della cattedrale di Sovana, dove è citata la Pieve di Pitigliano. Facente parte nel XII secolo, con Sorano, Vitozza, Farnese, Ischia, e altri castelli, della cosiddetta Terra Guiniccesca, fu dal suo ultimo signore, Ranieri di Bartolomeo, sottoposto al Comune di Orvieto nel 1168. Agli inizi del XIII secolo per concessione imperiale, viene infeudata alla famiglia Aldobrandeschi, seppure contesa a lungo con i Comuni di Siena, ghibellina, e Orvieto, guelfa. Nel 1274, con la divisione della contea tra i cugini Ildebrandino di Bonifazio e Ildebrandino di Guglielmo, Pitigliano spettò a quest’ultimo, signore della contea di Sovana. Con la morte dell’ultima contessa di Sovana, Margherita figlia di Ildebrandino, la contea passò alla famiglia Orsini, grazie al matrimonio tra Anastasia, figlia di Margherita, e Romano di Gentile Orsini, che spostarono la capitale da Sovana a Pitigliano. La politica aggressiva di Siena ridusse progressivamente l’estensione della contea che finì per ridursi ai soli territori di Pitigliano e Sorano. Nel ‘500, a causa delle azioni spregiudicate dei conti, a Pitigliano scoppiarono diverse rivolte popolari: nel 1547 il conte Gianfrancesco fu costretto a fuggire dal paese, mentre la popolazione acclamava suo figlio Niccolò IV nuovo conte. Nel 1562 i pitiglianesi si rivoltarono tuttavia anche contro quest’ultimo, risultato ancora più tirannico di suo padre, avendo ristabilito le vecchie leggi feudali, compresa la ‘ius primae noctis’ e invocarono la protezione dei Medici di Firenze. Gli Orsini riuscirono tuttavia a mantenere ancora il possesso della contea, seppure sotto il controllo di Firenze, finché l’ultimo conte di Pitigliano Gian Antonio Orsini, oberato dai debiti, nel 1608 la vendette al Granduca Ferdinando I de’Medici in cambio dell’estinzione delle somme che doveva e la concessione del Marchesato di San Savino. L’ingresso nel Granducato di Toscana non costituì per Pitigliano l’inizio di una fase di miglioramento delle sue condizioni: l’unica opera pubblica di un certo rilievo realizzata in questo periodo fu infatti l’acquedotto che ancora oggi caratterizza il paesaggio del paese; la comunità ebraica, che aveva avuto modo di svilupparsi sotto il dominio degli Orsini, soprattutto dopo le leggi persecutorie adottate dallo stato della chiesa e della Toscana che avevano provocato una consistente migrazione verso la più tollerante contea, fu sottoposta alle rigide leggi del nuovo stato, imponendo agli ebrei di vivere in un ghetto e di indossare un segno distintivo (un cappello rosso per gli uomini e una manica rossa per le donne). Le cose migliorarono con il passaggio dello stato dai Medici ai Lorena nel 1737; ai Lorena si deve la prima costruzione di un ponte sul fosso Meleta e la realizzazione di nuovi quartieri di abitazione. Nel 1844 fu trasferita ufficialmente a Pitigliano la sede della diocesi, già a Sovana, ottenendo anche il titolo di “città”. Allo stesso modo fiorì la comunità ebraica che raggiunse la massima espansione (400 persone si 2.200 abitanti complessivi), facendo guadagnare a Pitigliano il titolo di “Piccola Gerusalemme”. Nel 1860 con il resto della Toscana entra nel Regno d’Italia, proseguendo nel processo di ammodernamento in realtà già iniziato con i Lorena; nel 1898 fu realizzata l’illuminazione elettrica pubblica, grazie all’opera dell’ingegnere pitiglianese Temistocle Sadun, appartenente alla comunità ebraica. Le leggi razziali del 1938 diedero il colpo di grazia alla comunità, ormai in declino, e che mai più si riprese. La città fu anche bombardata dagli alleati il 7 giugno 1944, causando la morte di ben 80 persone. Pochi giorni dopo (11 giugno) partigiani pitiglianesi, con l’appoggio di alcuni carabinieri della locale caserma, riuscirono a sottrarre la città al controllo delle truppe tedesche e riuscirono a tenerla fino all’arrivo delle truppe alleate. Pitigliano oggi conta circa 3.000 abitanti (3.900 su tutto il comune) ed appartiene al circuito dei Borghi più Belli d’Italia.

DA VEDERE

Palazzo Orsini con Museo Diocesano e Museo della Cultura Etrusca. La rocca che chiude il paese di Pitigliano sul lato occidentale, fu realizzata nel ‘300 e ampliata e ristrutturata a più riprese fino al ‘500, per opera degli Orsini, conti di Pitigliano. Donata nel 1793 al vescovo di Sovana, ospita tuttora la curia e gli uffici della diocesi. Accoglie anche, in alcune delle sale in cui restauri recenti hanno rimesso in lice gli antichi affreschi quattrocenteschi, il museo diocesano, con opere d’arte sacra che provengono da tutte le parrocchie della diocesi. In un’altra ala del palazzo è collocato invece il Museo Etrusco della Civiltà Etrusca, che presenta i materiali della collezione Vaselli, formatasi negli anni ’50 con gli scavi nella necropoli etrusca di Poggio Buco, e altri provenienti da numerosi interventi di scavo a Pitigliano e nei suoi dintorni, che illustrano la storia del paese dalla preistoria in poi.

Antico Ghetto e Sinagoga con Museo Ebraico. Pitigliano accolse una importante comunità ebraica fin dal ‘400, tanto da meritarsi nell’800 il nome di “Piccola Gerusalemme”. Oggi in paese sono rimasti solo pochi esponenti di religione ebraica, ma gli antichi ambienti relativi al culto, tra cui la sinagoga, inaugurata nel 1598, il forno degli azzimi, il luogo dei bagni rituali, sono stati restaurati e inseriti in un percorso tematico che costituisce il Museo della Cultura Ebraica.

Museo all’Aperto A. Manzi. Poco fuori dell’abitato di Pitigliano, sul fianco della rupe che fronteggia il paese, si trova il parco archeologico dedicato ad Alberto Manzi, ex sindaco di Pitigliano e famoso per la trasmissione realizzata dalla Rai nell’immediato dopoguerra intitolata “Non è mai troppo tardi”. All’ingresso del parco sono presenti la ricostruzione di una capanna dell’età del bronzo e di una casa etrusca; percorrendo poi un’antica via cava, che attraversa una necropoli etrusca di tombe a camera (necropoli del Gradone), in una delle quali è stata ricostruita la sepoltura di una coppia di coniugi di età arcaica, si raggiunge una seconda necropoli, posta nel fondovalle (necropoli di San Giovanni), con una tomba con particolari architettonici scolpiti nel tufo.

COME ARRIVARE

(58 km) Si prenda la Statale Aurelia direzione Roma fino allo svincolo di Albinia; si seguano quindi le indicazioni per Manciano/Pitigliano, seguendo sempre la SR 74 Maremmana.