Il Porto di Ercole (Portus Herculis) è ricordato in alcune fonti romane: Strabone, geografo di epoca augustea, lo dice ai piedi del colle su cui sorgeva Cosa; lo ricorda anche Rutilio Namaziano nel De Reditu Suo, poema con cui nel 416 d.C. descrive le coste del Tirreno nel suo viaggio via nave da Roma verso le Gallie. E’ presente anche nella Tabula Peutingeriana, copia del XIII secolo di una mappa stradale di epoca romana, forse realizzata nel IV secolo sulla base della più antica carta realizzata da Agrippa ai tempi di Augusto, che raffigura tutto il mondo allora conosciuto e dove è indicata anche la strada che la univa a Cosa. In realtà nell’area del paese moderno oggi non sono visibili evidenze di epoca romana, tuttavia ruderi, forse di una villa, sono segnalati nel rione delle Grotte, tombe romane sono state scoperte negli anni ’20 alle falde di Monte Filippo e altri resti sono segnalati a Cala Galera, nell’area oggi occupata dal porto turistico. Nell’805 Porto Ercole fu donato con il resto dell’agro cosano all’Abbazia di S. Anastasio alle Tre Fontane e fu quindi infeudato prima agli Aldobrandeschi, poi agli Orsini e infine alla Repubblica di Siena. Cadde nelle mani dei Fiorentini nel 1555, dopo un lungo assedio, celebrato da un affresco del Vasari nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio; con la conseguente annessione di Siena allo stato fiorentino, nel 1557, con il resto dei porti della Maremma senese, fu ceduto alla Spagna, in cambio dell’aiuto avuto nella guerra, andando a costituire, con Orbetello, Talamone e Porto Longone, lo Stato dei Reali Presidi di Spagna. Gli Spagnoli profusero notevole impegno e risorse finanziarie nel fortificare il porto, che così si trovo protetto da ben quattro forti: La Rocca, Forte Filippo, Forte Santa Caterina e Forte Stella. Secondo alcuni documenti, sarebbe morto sulle spiagge di Porto Ercole nel 1610 il famoso pittore Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, qui giunto percorrendo a piedi la costa laziale da Palo, nel tentativo di raggiungere la feluca con cui era giunto da Napoli, che si era allontanata con i suoi averi dopo che era stato arrestato per errore dalla guarnigione pontificia. Caduta nelle mani degli austriaci nel 1712, durante la guerra di Successione Spagnola, nel 1735 fu riconquistata dagli Spagnoli e, con il resto del piccolo stato, passò sotto l’amministrazione dei Borboni di Napoli. Nel 1802 entra a far parte del Regno d’Etruria e, con la caduta di Napoleone e la Restaurazione, venne annesso al Granducato di Toscana. Con il plebiscito del 1860 fu unito al Regno d’Italia. Oggi Porto Ercole fa parte del comune di Monte Argentario, con capoluogo a Porto Santo Stefano, e conta circa 2.700 abitanti. Fa parte del circuito dei Borghi più Belli d’Italia.

DA VEDERE

Rocca. Visitabile solo accompagnati e in alcuni giorni della settimana, ad orari prefissati dietro rilascio di un permesso comunale presso l’ufficio turistico di Porto Ercole. Il nucleo originario della fortezza è dato da una torre di epoca Aldobrandesca, fortificata dagli Orsini, trasformata in fortezza vera e propria dai Senesi e ampliata dagli Spagnoli quando Port’Ercole entrò a far parte dello Stato dei Reali Presidi. Trasformata in carcere alla fine dell’800, dopo la seconda guerra mondiale è stata dismessa e venduta a privati, ed è tutt’ora in parte occupata da appartamenti.

Forte Stella. Posta alle spalle dell’abitato di Porto Ercole, fu realizzata dagli spagnoli alla fine del ‘500 per integrare l’apparato difensivo del paese. Dismessa dopo l’unità d’Italia, è rimasta a lungo abbandonata. Restaurata negli anni ’90 è oggi sede di mostre temporanee d’arte contemporanea.

COME ARRIVARE

(24 km) Si prenda la SS Aurelia in direzione Roma; dopo circa 6 km si imbocchi poi l’uscita di Albinia seguendo le indicazioni per Porto S. Stefano; si percorra quindi tutto il tombolo di Giannella (9 km), fino alla località di Santa Liberata; superato il ponte sul canale che unisce la laguna di Orbetello al mare, si prenda a sinistra seguendo le indicazioni per Porto Ercole, dove si arriva dopo circa 7 km.