L’attuale Porto Santo Stefano occupa un’area che già in epoca romana era interessata dalla presenza di un’importante villa marittima, i cui scarsi resti sono oggi inglobati in Villa Veroli nell’odierno rione Valle; a questa era legata anche una tonnara, ricordata dal geografo Strabone, vissuto tra il I sec.a.C e il I sec.d.C., e citata negli Itinerari di epoca tardo romana (Incitaria Portus). Il porto di Santo Stefano è riportato nella Carta Pisana, il più antico portolano noto, databile al XIII secolo, ma la prima citazione di un “Porto detto di Santo Stefano”, risale al 1334, in una relazione, seppure di autenticità dubbia, attribuita a Simone di Jacomo Tondi, riportata da Giugurta Tomasi nella sua Historia di Siena (1625), dove si decanta l’ampiezza e la sicurezza dell’insenatura. “Porto Santo Stefano della Valle Cocomaro” è ricordato ancora da Orlando Malavolti, in relazione alla richiesta nel 1442 da parte della Repubblica di Siena alla comunità di Orbetello di costruire una fortezza sul monte Argentario (probabilmente la Torre Argentiera) per avvistare e segnalare ai centri circostanti la presenza dei corsari; ancora nel 1494, ai tempi della discesa di Carlo VIII in Italia, viene citato tra i porti senesi che l’imperatore esige gli vengano consegnati. Un’ultima notizia si riferisce al 1526, quando, durante una vertenza tra Carlo V e papa Clemente VII, pare che il viceré di Napoli avesse sbarcato proprio qui le sue truppe. In realtà per tutto questo lungo periodo, non sembra che sia mai esistito un centro abitato vero e proprio: doveva trattarsi semplicemente di un comodo approdo, in cui occasionalmente trovavano riparo le navi di passaggio, dove era presente solo una piccola chiesetta dedicata a santo Stefano e poche capanne di pescatori. Uno dei principali motivi per cui inizialmente non riuscì a formarsi un insediamento stabile è probabilmente il fatto che il luogo era completamente indifeso e in balia delle incursioni corsare e barbaresche, particolarmente frequenti in questo periodo. Tuttavia il luogo era ideale per lo stanziamento umano: infatti Claudio Tolomei nel 1544, nel suggerire l’idea di costruire una città sul monte Argentario, identifica proprio nell’area “sopra il porto di S. Stefano” il luogo ideale per realizzarla. Così quando il monte Argentario entrò a far parte dello Stato dei Reali Presidi di Spagna, la grande potenza investì numerose risorse nella fortificazione del piccolo stato, facendo sì che cominciassero a crearsi le premesse per lo sviluppo del paese; il primo passo in questo senso fu, all’inizio del XVII secolo, la costruzione della Rocca, per iniziativa del governatore Egidio Nugno Orejon, che in effetti fu l’effettivo fondatore di Porto Santo Stefano: ai suoi tempi comprendeva un’antica cappella, due fonti, capanne e magazzini per i pescatori, un’osteria e un palazzo fortificato con giardino, che inglobava i resti di un’antica torre. Nel 1702 ricevette la visita di Filippo V di Spagna, che, ospite del castellano don Emanuel Velasco, assistette alla pesca del tonno, andò a caccia di quaglie nelle sue campagne e diede disposizione che la vecchia chiesetta fosse restaurata a spese della corona. Successivamente, complice anche la presenza sui suoi fondali di banchi di corallo, il cui sfruttamento si affiancò a quello della tonnara, lentamente il piccolo borgo si andò popolando di famiglie di varia provenienza, pescatori dalla Liguria, dall’Elba e dal golfo di Napoli; la popolazione infine raggiunse un’entità tale che nel 1728 i 36 capifamiglia residenti nel borgo fecero istanza perché fosse loro assegnato un parroco residente, dal momento che fino a quel momento per ricevere i sacramenti dovevano recarsi ad Orbetello, ricevendo la visita di un canonico solo durante le principali festività. Nonostante l’opposizione del clero orbetellano, nel 1734 finalmente la chiesa di Santo Stefano fu eretta a parrocchia e un sacerdote cominciò quindi a risiedervi permanentemente; ai santostefanesi in cambio fu chiesto di contribuire al mantenimento del religioso e di restaurare ed ampliare la cappella; pochi anni dopo infatti (1740) cominciarono i lavori per l’edificazione di una nuova chiesa. Lo sviluppo della cittadina proseguì costantemente e quando lo Stato dei Presidi venne incluso nel Regno d’Etruria, all’indomani dell’occupazione francese nel 1801, Porto Santo Stefano contava ormai ben 1.500 abitanti. Entrato a far parte del Granducato di Toscana governato dai Lorena nel 1816, il paese continuò ad espanderci costantemente, superando nel 1840 le 2.300 unità e arrivando, finalmente, nel 1842, alla definitiva autonomia da Orbetello, diventando capoluogo della comunità di Monte Argentario. Con l’autonomia lo sviluppo della cittadina si incrementò ulteriormente, con la nascita anche alcune industrie (distillazione di alcool, conservazione e inscatolamento del pesce). Nel 1860 anche Porto S. Stefano, con il resto della Toscana, entrò a far parte del Regno d’Italia; lo stesso anno ricevette la visita di Giuseppe Garibaldi che, dopo essere approdato a Talamone, si recò nel porto per requisire il carbon fossile ivi immagazzinato di cui aveva bisogno per proseguire il suo viaggio verso la Sicilia. Divenuta importante base strategica tedesca alla fine della Seconda Guerra Mondiale, a supporto della linea Gustav, fu colpita e pressoché completamente distrutta da ben 95 bombardamenti alleati, facendone il secondo comune più devastato dopo Cassino; oggi è il terzo centro abitato della provincia dopo Grosseto e Follonica e conta circa 8.900 abitanti.

DA VEDERE

Fortezza Spagnola e Mostre permanenti “Memorie sommerse” e “Maestri d’Ascia”. Realizzata nei primi anni del ‘600 è stata restaurata e ristrutturata e adibita a sede di due mostre permanenti, destinate a confluire in un futuro Museo del Mare. La prima “Memorie Sommerse”, illustra una serie di scoperte archeologiche avvenute sui fondali marini del monte Argentario e dell’isola del Giglio, mentre “Maestri d’Ascia” illustra l’arte della carpenteria navale.

COME ARRIVARE

(20 km) Si prenda la SS Aurelia in direzione Roma; dopo circa 6 km si imbocchi poi l’uscita di Albinia seguendo le indicazioni per Porto S. Stefano; si percorra quindi tutto il tombolo di Giannella (9 km), fino alla località di Santa Liberata; superato il ponte sul canale che unisce la laguna di Orbetello al mare, si prenda a destra seguendo le indicazioni; dopo meno di 4 km si arriva a Porto Santo Stefano.