Saturnia è ricordata dallo storico greco Dionigi di Alicarnasso (I secolo a.C.) come una delle città più antiche d’Italia, un tempo abitata dal mitico popolo dei Pelasgi e successivamente occupata dai Tirreni, ovvero dagli Etruschi. Le prime tracce di un’occupazione del pianoro su cui sorge il paese di Saturnia risalgono alla tarda età del bronzo (XI secolo a.C.). Più evanescente la presenza di epoca etrusca, quando sappiamo che la città si chiamava Aurinia, comunque confermata dalle numerose necropoli che si estendono nell’area circostante, sia sulle colline intorno all’attuale cimitero, sia oltre l’Albegna nel’area denominata Pian di Palma. Occupata da Roma all’indomani della definitiva sconfitta della città di Vulci (281 a.C.), fu dapprima una praefectura (ovvero una sede amministrativa) e successivamente (183 a.C.) colonia. Colpita dalla vendetta di Silla nell’80 a.C. per aver preso le parti del suo nemico Mario, fu poi profondamente ristrutturata, con il tracciamento di un nuovo reticolo urbano che rimarrà sostanzialmente invariato fino ad epoca moderna. Successivamente Saturnia dovette rimanere un piccolo, ma florido centro di provincia per tutta l’epoca imperiale, come dimostrano le epigrafi rinvenute nel corso del tempo e alcuni materiali ceramici, recuperati negli scavi, che scendono fino al IV-V secolo d.C., periodo in cui talvolta vengono anche riutilizzate le antiche tombe di epoca etrusca. Secondo alcuni studiosi, fu sede di una diocesi in epoca paleocristiana, il cui territorio, dopo che la città fu distrutta completamente dai Longobardi di re Autari intorno al 585 d.C. e nuovamente dai saraceni nel 938, fu poi unito a quello di Sovana. Ricompare sui documenti nel 1170, come possesso dei conti di Tintinnano e nel 1188 è ricordata con la sua Pieve, i mulini e il Bagno (le attuali Terme) come proprietà dei canonici di Sovana. Fece quindi parte della contea Aldobrandesca e nel 1274, nell’atto di divisione della contea tra il ramo di Santa Fiora e quello di Sovana, spettò a quest’ultima, rimanendo però condivisa la proprietà del Bagno. Divenuta residenza preferita di Margherita Aldobrandeschi, ultima contessa palatina di Sovana, fu lungamente contesa tra Orvietani, Baschi, Orsini e Senesi. Occupata definitivamente dalla Repubblica di Siena nel 1410, fu dalla stessa completamente distrutta nel 1419, essendo diventata rifugio di fuoriusciti e soldati di ventura. Nella seconda metà del ‘400 si assiste al tentativo di risollevarne le sorti, con l’invio di famiglie romagnole e lombarde per ripopolarla e il restauro e il rifacimento delle mura e della rocca. Nel 1559, caduta Siena nelle mani di Firenze, si sottomette a Cosimo I de’Medici, entrando a far parte del Ducato di Toscana. Nel 1593 Ferdinando I la eresse a marchesato concedendola in feudo agli Ximenes d’Aragona; estintasi la famiglia, passò per via ereditaria nel 1738 ai Panciatichi. Nel 1856 la città, con molti dei terreni circostanti, era ancora proprietà di tale famiglia, pur essendo ormai abolita la feudalità, quando Bernardino Ciacci, facoltoso medico pitiglianese, acquistò tutti i possedimenti saturnini dell’ultimo Panciatichi. Fu il nuovo proprietario che investì numerose risorse nel tentativo di far rinascere l’antico centro, ormai quasi completamente spopolato, trasferondovisi lui stesso. Iniziò anche la bonifica della valle delle terme, ristrutturandone gli edifici e dando inizio allo sviluppo che porterà alla formazione dell’attuale stabilimento termale. Tale progresso fu compiuto dal suo pronipote, Gaspero Ciacci, senatore del Regno, uomo di cultura, fondatore e primo direttore della Società Storica Maremmana e autore dell’opera “Gli Aldobrandeschi nella storia e nella Divina Commedia” (1935) tuttora lavoro fondamentale per la conoscenza di questa importante famiglia. A lui si deve anche la ristrutturazione dell’antica rocca senese, trasformata nella dimora di famiglia. Saturnia oggi è una frazione del comune di Manciano e ha circa 300 abitanti.

DA VEDERE

Museo Archeologico. In via di ristrutturazione, accoglie la collezione Ciacci, formatasi a Saturnia tra la seconda metà dell’800 e l’inizio del ‘900, costituita prevalentemente da reperti di epoca etrusca provenienti da necropoli poste nei vasti latifondi della famiglia nei territori di Pitigliano e Saturnia.

Polo Aldi. Realizzato molto di recente, presenta una ricca collezione di quadri del pittore mancianese Pietro Aldi (1852-1888), di proprietà della Banca TEMA. L’artista, esponente della scuola pittorica purista senese, è famoso per avere realizzato alcuni affreschi nella sala risorgimentale del Palazzo Pubblico di Siena, tra cui quello raffigurante l’incontro di Vittorio Emanuele II e Garibaldi a Teano.

Porta Romana e via Clodia. Nei pressi dell’antico cassero senese, trasformato in residenza civile all’inizio del ‘900, si trova l’antica porta medievale che riprende il varco nelle mura poligonali di epoca romana. La strada conserva ancora per un tratto l’antico basolato di epoca romana, con i caratteristici solchi lasciati dal passaggio dei carri, pertinente all’antica via Clodia che univa Saturnia a Roma passando per Tuscania.

Necropoli del Puntone. Sulla riva opposta dell’Albegna rispetto al paese di Saturnia, si trovano numerose necropoli di epoca etrusca. La meglio conservata è quella del Puntone, utilizzata tra il VII e il VI secolo a.C., dove si trovano una trentina di tombe a tumulo con camera funeraria realizzata con grandi lastre di travertino.

Cascate del Mulino. Ai piedi della rupe di Saturnia il torrente Gorello, originato dalla sorgente termale posta all’interno della SPA, dopo un percorso di poche centinaia di metri, forma una pittoresca cascata, che un tempo alimentava un mulino, oggi una delle terme libere più frequentate e famose d’Italia.

COME ARRIVARE

(54 km) Si prenda la Statale Aurelia direzione Roma fino allo svincolo di Albinia; si seguano quindi le indicazioni per Manciano, seguendo la SR 74 Maremmana. Giunti a Manciano si prosegua per Montemerano / Saturnia.