Anche Sorano, come molti centri delle valli del Fiora e dell’Albegna (Pitigliano, Sovana, Saturnia, Farnese, tra gli altri), ha avuto una prima fase di occupazione durante la tarda età del bronzo (XI-X secolo a.C.), come dimostrano materiali ceramici raccolti sui fianchi della rupe durante lavori di consolidamento. Più labili le tracce di epoca etrusca e romana, anche se alcune tombe a camera sono state individuate nell’immediato circondario. Secondo lo storico senese Orlando Malavolti (1515-1596) un certo Gabinio da Sorano avrebbe tentato di portare aiuto alla città di Saturnia, occupata e distrutta dal re Longobardo Autari nel 585, ma non vi sono documenti che attestino un’età così antica per il nostro centro. Fece parte della Terra Guiniccesca, che l’ultimo signore, Ranieri di Bartolomeo, sottopose al Comune di Orvieto nel 1168 e che nel 1210 l’imperatore Ottone IV infeudò a Ildebrandino VIII Aldobrandeschi. Nel 1222 si ha l’attestazione dell’esistenza di consoli di Sorano: se ne può quindi dedurre che il centro fosse retto da istituzioni comunali. Dopo la divisione della contea del 1274 tra i due cugini Ildebrandino di Bonifazio e Ildebrandino di Guglielmo, entrò a far parte della contea di Sovana; passata questa agli Orsini, per il matrimonio tra Anastasia figlia di Margherita Aldobrandeschi, ultima contessa palatina, e Romano di Gentile Orsini, si ridusse nel tempo, a causa della progressiva espansione di Siena, fino a comprendere i soli centri di Pitigliano e Sorano. Nel 1454, nel tentativo di eliminare la spina nel fianco che la piccola contea costituiva, la Repubblica di Siena cercò di occupare Sorano ponendola d’assedio; sconfitti una prima volta, tornarono all’attacco con forze più ingenti, assediandola per la seconda volta e sottoponendola al bombardamento delle artiglierie. Fu un assedio epico: i senesi tentarono di scavare numerose mine per tentare di far crollare le fortificazioni dentro i fossati, ma i difensori smontarono le torri facendo cadere le macerie verso l’interno e impedendo che questo accadesse, smantellando contemporaneamente le case all’interno delle mura per restaurare e rinforzare ciò che i senesi distruggevano, finché, per porre fine alle costanti distruzioni, i soranesi fecero una sortita notturna riuscendo a ridurre al silenzio la maggioranza dei cannoni. Il conte Aldobrandino Orsini inoltre, avvio trattative segrete con gli alleati di Siena per convincerli a ritirarsi dalla guerra, ottenendo una tregua negli scontri, che però presto ripresero con il supporto delle truppe veneziane. A questo punto intervenne il papa Niccolò V che riuscì a imporre una tregua. La morte del pontefice, poco dopo, spinse Siena a romperla, riprendendo le ostilità, cui rispose il conte Aldobrandino ottenendo importanti successi, riuscendo anche a catturare il capitano delle truppe nemiche con suo figlio e a imprigionarlo nella rocca di Sorano. Divenuto papa Callisto III, con la mediazione del pontefice e di Venezia, si arrivò finalmente alla pace nel maggio 1455, con cui Aldobrandino restituì le terre occupate già della Repubblica di Siena, tenendo solamente il centro di Vitozza, che entrò a far parte definitivamente della contea. Tra il 1542 e il 1545 Giovan Francesco Orsini affida all’architetto Anton Maria Lari l’incarico di costruire una nuova fortezza a Sorano. Seguì un periodo molto turbolento che vide i pitiglianesi rivoltarsi contro il conte e il figlio stesso di questi, Niccolò IV, cacciare il padre. Di questo clima approfittò Cosimo de Medici che, conquistata la Repubblica di Siena, ambiva annettersi anche la piccola contea. Così nel 1562 prese le parti del vecchio Giovan Francesco, richiamandolo a Pitigliano e costringendo Niccolò ad asserragliarsi a Sorano dividendo così di fatto in due la contea. Morto Giovan Francesco e passata Pitigliano all’altro figlio Orso, avuto da una donna soranese, Niccolò sollecito il giudizio imperiale che nel 1571 gli diede ragione. Tuttavia Firenze era ormai entrata negli affari interni della contea: nel 1580 si propose di nuovo come mediatore nell’ennesima lite familiare tra Niccolò IV e suo figlio Alessandro e si fece cedere la fortezza di Sorano, con la scusa che egli non disponeva del denaro necessario a mantenerla, dove pose un presidio militare. Alla morte di Alessandro i suoi figli si trovarono talmente coperti di debiti da dover vendere il feudo a Ferdinando I de’Medici. Nel 1737 passa con tutto lo stato Toscano sotto i Lorena e due anni dopo la Fortezza di Sorano viene smantellata, qui negli anni successivi (1739-1742) si stabilì un gruppo di coloni lorenesi, una ventina di famiglie, destinati in realtà a ripopolare Sovana, ma che si rifiutarono di stabilirvisi dopo aver visto le condizioni della città, piccola colonia che tuttavia nel 1780 risulta pressoché estinta. Nel 1783 con la riforma amministrativa dei Lorena alla comunità di Sorano vengono aggregate quelle di Sovana, Castell’Ottieri, S. Giovanni e Montevitozzo, dando origine a quello che poi, con poche correzioni, sarà il moderno comune di Sorano. Durante il dominio francese, il 13 febbraio del 1801, crollò sulle case sottostanti lo sperone di tufo su cui sorgeva la “Rocca vecchia”, con molti danni e numerose vittime. Inizialmente si propose di abbandonare il nucleo del centro storico e realizzare un nuovo quartiere altrove, poi invece prevalse il progetto di mettere in sicurezza ciò che era rimasto dello sperone, ribassandolo e dando alle pareti un’inclinazione tale da non costituire più un pericolo. Il progetto tuttavia non poté essere realizzato, a causa del notevole costo, fino al 1820, quando, tornati al potere i Lorena, e scartata per l’ennesima volta l’ipotesi di realizzare un nuovo quartiere per l’opposizione dei soranesi, si avviarono i lavori che portarono alla modellazione di quello che oggi è chiamato il Masso Leopoldino. Tra le prime comunità della Maremma ad aderire al Governo Provvisorio della Toscana nel 1859, viene annessa al Regno d’Italia nell’anno successivo, quando vi si rifugiarono i volontari garibaldini della Colonna Zambianchi, dopo essersi scontrati con l’esercito pontificio nella vicina Grotte di Castro. Pesante il contributo che sorano diete alla prima guerra mondiale: oltre 100 i caduti, altrettanti dispersi, 20 i prigionieri di cui si persero le tracce. Nel 1943 nello spazio aereo di Sorano si svolse una battaglia tra aerei tedeschi ed alleati; alcuni vennero abbattuti precipitando vicino al paese; numerosi i caduti tra i civili l’anno successivo al passaggio del fronte; il 14 giugno 1944 il paese fu liberata dai partigiani, poche ore prima che in esso giungessero le avanguardie delle truppe alleate. Oggi l’abitato di Sorano ha circa 800 abitanti (3500 circa in tutto il comune).

DA VEDERE

Rocca Orsini con Museo del Medioevo e del Rinascimento. Realizzata nel ‘300 e ampliata nel ‘500, era considerata imprendibile, la più importante fortezza della contea di Pitigliano. Ospita il museo del Medioevo e del Rinascimento, con materiali provenienti dal territorio e dallo scavo dei cosiddetti “butti” medievali. Fa parte del museo anche un ambiente posto nella torre ottagonale, decorato da affreschi con scene mitologiche e una partitura musicale, forse la stanza privata del conte Niccolò IV Orsini. Con partenza dal museo sono anche visitabili i camminamenti che mettevano in comunicazione i bastioni della fortezza.

Porta dei Merli. Era una delle due porte che permettevano l’accesso a Sorano, posta sulla via che scendeva nella valle del fiume Lente. Conserva ancora le aperture verticali dove erano poste le catene del ponte levatoio. Sulla faccia esterna è collocato uno stemma con un’iscrizione che ricorda Cosimo II de’Medici.

Insediamento Rupestre di San Rocco. Sulla rupe che fronteggia il paese di Sorano, unito ad esso da una suggestiva via cava, si trova un insediamento rupestre che occupa una terrazza naturale con uno splendido panorama su Sorano e le profonde vallate che lo circondano. Si tratta di una serie di ambienti scavati nel tufo, probabilmente in alcuni casi riprendendo più antiche tombe di epoca etrusca, utilizzati come abitazioni in epoca medioevale.

COME ARRIVARE

(67 km) Si prenda la Statale Aurelia direzione Roma fino allo svincolo di Albinia; si seguano quindi le indicazioni per Manciano/Pitigliano, seguendo sempre la SR 74 Maremmana. Arrivati dentro il paese di Pitigliano si lasci la SR seguendo le indicazioni per Sorano.