Come il vicino centro di Pitigliano, anche Sovana ha restituito tracce di occupazione fin dall’età del bronzo. Sul pianoro nei pressi della Cattedrale scavi oggi ricoperti hanno portato alla luce resti di un gruppo di capanne a pianta ellittica, con asse di circa 10 m, disposte in maniera regolare, risalenti al Bronzo Finale (XI-X secolo a.C.). Dopo un periodo di abbandono corrispondente alla prima età del ferro (IX- prima metà VIII secolo a.C.), il pianoro viene nuovamente occupato nella seconda metà dell’VIII secolo e da allora sostanzialmente occupato con continuità fino ad oggi. La presenza di un guerriero che le iscrizioni connotano come sovanese nelle pitture della tomba François di Vulci, attestano come il centro etrusco nel VI secolo dovesse avere una certa importanza, posto sulle vie di comunicazione tra Vulci e la valle del Tevere. Ma il momento di massimo splendore Sovana lo ebbe all’indomani della definitiva sconfitta di Vulci da parte di Roma (281 a.C.), momento in cui sono da datare la maggioranza delle tombe monumentali della sua necropoli (III-II secolo a.C.). La vita continuò anche durante l’epoca imperiale romana, come dimostrano i resti di un impianto termale individuato al di sotto della chiesa di San Mamiliano e fu precocemente elevata a sede episcopale, forse già in epoca tardo-antica. Dovette avere un certo rilievo nel VI secolo, quando papa Giovanni I (523-526) delineò i confini delle sua diocesi, come dimostra anche una lettera di papa Gregorio Magno del 592, in cui il pontefice manifesta la preoccupazione che la città venga a patti con il duca longobardo di Spoleto, mettendo in pericolo la stessa Roma. Conquistata infine dai Longobardi, fu centro di un distretto amministrativo con un suo gastaldo ed in epoca carolingia sede di un conte; passata nelle mani degli Aldobrandeschi, divenne la capitale del loro stato, dopo la distruzione di Roselle da parte dei Saraceni (935). In una data imprecisata tra il 1010 e il 1020 diede i natali a papa Gregorio VII, protagonista della cosiddetta “lotta per le investiture” tra papato e impero, nonché del famoso episodio di Canossa, diventato proverbiale, in cui l’imperatore Enrico IV, scomunicato, si recò in veste di penitente dal papa per ottenerne il perdono. Nel 1240 fu messa d’assedio dall’esercito di Federico II, comandato da Pandolfo Fasanella, incaricato di punire gli Aldobrandeschi per essere passati dalla parte ghibellina a quella guelfa. Rimasta capitale della contea omonima quando nel 1274 i possedimenti degli Aldobrandeschi furono divisi tra i cugini Ildebrandino di Bonifazio di Santa Fiora e Ildebrandino di Guglielmo di Sovana, cominciò a decadere quando, con il passaggio ereditario alla famiglia Orsini, la capitale su spostata a Pitigliano. Conquistata da Siena nel 1410, gli Orsini tentarono invano di rioccuparla più volte, l’ultima quando Siena cadde nelle mani dei Fiorentini nel 1555. Il Duca Cosimo de Medici, tuttavia ne pretese la restituzione, quale parte integrante dello stato senese, cosa che puntualmente avvenne. Con la dominazione medicea il declino di Sovana proseguì e si accentuò ulteriormente, tanto che il granduca Ferdinando II alla metà del ‘600 tentò di ripopolarla inviandovi una colonia di 160 famiglie di Greci della Maina (zona del Peloponneso), in fuga dall’impero ottomano; tuttavia l’impresa non riuscì: ci furono grosse difficoltà di integrazione con la popolazione locale e nel 1702 erano rimasti solo 24 individui. La crisi si fece talmente acuta che alla metà del ‘600 il vescovo decise di trasferire la sua sede da Sovana a Pitigliano. Anche i Lorena, subentrati ai Medici nel governo della Toscana, si preoccuparono del declino demografico di Sovana: il granduca Francesco II nel 1743 inviò una colonia di 58 famiglie originarie della sua terra (la Lorena è una regione della Francia al confine con Belgio, Lussemburgo e Germania), concedendo loro vasti appezzamenti di terreno, attrezzi agricoli ed esenzioni dalle tasse. Tuttavia la malaria che imperversava anche in quella parte della Maremma, fu inesorabile: ormai quasi completamente spopolata, con la nuova riforma amministrativa di Pietro Leopoldo, nel 1783 la comunità di Sovana veniva abolita e unita a quella di Sorano e già nel 1821 moriva l’ultima componente della colonia lorenese. Nel 1843, quando il viaggiatore e pittore inglese Ainsley vi giunse facendo conoscere al mondo per la prima volta la sua suggestiva necropoli etrusca, Sovana contava 110 abitanti. Oggi Sovana è una frazione del comune di Sorano e conta circa 120 abitanti.

DA VEDERE

Cattedrale di SS. Pietro e Paolo. Il duomo di Sovana, realizzato nel XII secolo, è uno dei monumenti di arte romanica più importanti della Toscana. Di particolare rilievo il portale, realizzato riutilizzando in parte rilievi provenienti da un edificio più antico. All’interno i capitelli delle colonne che dividono lo spazio in tre navate, sono uno diverso dall’altro: quello più vicino alla porta d’ingresso è decorato con scene dell’Antico Testamento. La cripta è considerata il nucleo più antico dell’edificio, forse risalente già alla seconda metà del X secolo.

Piazza del Pretorio. È il cuore del borgo di Sovana, su cui si affacciano numerosi edifici di pregio: la chiesa di San Mamiliano, protettore di Sovana, sorta su un edificio termale di epoca romana ospita oggi un piccolo museo con reperti di epoca etrusco-romana; Palazzo Burbon del Monte, realizzato nel XVII secolo al di sopra di una più antica loggia cinquecentesca; la chiesa di Santa Maria (v.); il Palazzo Comunale, o Palazzo dell’Archivio con l’orologio; la Loggia del Capitano, con il grande stemma di Cosimo I de’Medici e il Palazzo Pretorio, ornato da numerosi stemmi di capitani e commissari, rappresentanti del governo senese e mediceo che qui ebbero la loro sede.

Chiesa di S. Maria. All’interno della piccola chiesetta si conserva un pregevolissimo ciborio di epoca preromanica, attribuito a maestranze comacine del IX secolo, unico esempio in Toscana. Di un certo interesse anche una serie di affreschi, fra cui quelli della cappella dell’Assunta, realizzati da un artista della cerchia di Andrea di Niccolò o comunque di scuola umbro-senese dell’inizio del ‘500; sulla volta sono rappresentati i quattro Evangelisti e Dio Benedicente, sulla parete destra Madonna con Bambino e santi.

Rocca Aldobrandesca. La rocca, seppure allo stato di rudere e non accessibile, costituisce uno dei monumenti più suggestivi di Sovana. Realizzata dagli Aldobrandeschi, che qui risiedevano quando erano nella loro capitale, difendeva la città nell’unico tratto non limitato da profondi strapiombi. Completamente restaurata dal Granduca Cosimo I de’Medici, data la sua posizione ai confini con la contea di Pitigliano, fu smantellata nel XVII secolo e già alla meta del ‘700 era ridotta a rudere.

Parco dei Tufi – Necropoli etrusca. Tombe scavate nel tufo, con facciate monumentali, sono presenti su tutte le rupi che circondano il pianoro dell’abitato. Le più importanti sono sul lato occidentale, dove sono presenti anche diverse vie cave (v.). La tomba più importante è sicuramente la Tomba Ildebranda, che riproduceva un antico tempio etrusco, con colonne (una sola conservata) e fregi decorati. Poco distante la Tomba dei Demoni Alati, di recente scoperta, che reca ancora tracce dell’originaria policromia, essendo crollata poco dopo la sua realizzazione, e la tomba Pola, la cui unica colonna superstite è ciò che rimane di una facciata che riproduceva quella di un tempio. Sul costone opposto, fra numerose tombe a semidado, alcune con inscrizioni, da ricordare la Tomba della Sirena.

COME ARRIVARE

(58 km) Si prenda la Statale Aurelia direzione Roma fino allo svincolo di Albinia; si seguano quindi le indicazioni per Manciano, seguendo la SR 74 Maremmana. Arrivati a Manciano si prosegua in direzione di Pitigliano per circa 4 km, poi prendere a sinistra la strada per Sovana / San Martino sul Fiora. Dopo circa 7 km si arriva alla SP che unisce S. Martino a Sovana: prendere a destra e dopo 9 km si giunge a Sovana.