Secondo le fonti antiche, Tarquinia sarebbe stata fondata da Tarconte, compagno o familiare di Tirreno, ovvero il condottiero che avrebbe guidato gli Etruschi in Italia dalla Lidia (odierna Turchia) secondo il racconto di Erodoto. Secondo un altro mito, testimoniato anche da raffigurazioni su specchi di epoca etrusca, era lui il contadino che, mentre arava i campi nei pressi di Tarquinia, vide uscire dalle zolle un fanciullo dai capelli canuti, Tagete, che avrebbe insegnato agli Etruschi le arti divinatorie l’aruspicina, ovvero la lettura del futuro attraverso l’osservazione del fegato degli animali destinati al sacrificio. Questo fa di Tarquinia una delle più importanti città della dodecapoli etrusca. L’archeologia mostra come un vasto insediamento sorse sui pianori della Civita e di Monterozzi durante la prima età del ferro (IX-VIII secolo a.C.), area già interessata da stanziamenti nel Bronzo Finale (XI-X secolo a.C.). Con la metà dell’VIII secolo il pianoro di Monterozzi venne abbandonato e riservato all’uso funerario, e l’abitato si concentrò nell’area della Civita. L’archeologia attesta anche, per il VII secolo, il sopraggiungere di uomini e artisti dalla Grecia, offrendo veridicità alla notizia, riportata dalle fonti antiche, dell’arrivo a Tarquinia del corinzio Demarato che, sposata una nobile etrusca, diventerà padre di Tarquinio Prisco, futuro quinto re di Roma. Lo sviluppo della città ha un deciso incremento con il VI secolo: è il periodo in cui compaiono le prime tombe dipinte, le cui pitture furono probabilmente realizzate da artisti greci provenienti dalla Ionia. Superato un momento di crisi corrispondente al V secolo, con il passaggio al IV sembra assumere un ruolo egemonico su tutte le altre città dell’Etruria. E’ infatti un condottiero tarquiniese, Velthur Spurinna, che nel 413-412 guida tre navi in Sicilia a supporto dell’esercito ateniese impegnato nell’assedio di Siracusa e un suo nipote, Aulus, che, tra il 358 e il 351, guida l’esercito di Tarquinia e Cere, alleate con il popolo falisco, contro Roma. Tarquinia e Roma si scontreranno ancora nel 311 e infine nel 281 quando, definitivamente sconfitta, perderà tutta la parte costiera del suo territorio. Inizia così un periodo di progressiva decadenza della città, dove forse fu dedotta una colonia ai tempi dei Gracchi (130-120 circa). Con il III secolo d.C. la decadenza è ormai inarrestabile; divenne comunque sede di diocesi nel IV secolo d.C.; un’iscrizione, datata tra il 503 e il 504, cita un Aurelius che avrebbe restaurato un complesso termale nella città, attestandone la continuità di vita ad un certo livello; alle soglie del Medioevo l’area del tempio dell’Ara della Regina diviene luogo di sepoltura e gli scavi più recenti hanno restituito materiale che scendono fino al IX secolo d.C.; entro l’VIII secolo la sede episcopale viene soppressa e unita a Tuscania, segnalando l’ormai irreversibile crisi dell’antica città che lascerà al pianoro su cui sorgeva l’evocativo nome di “Civita”. Nell’837 l’imperatore Lotario conferma i beni dell’Abbazia di S. Salvatore sul Monte Amiata, tra cui “cellam sancti Sabini et sancte Restitute vel sancti Petri seu sancti Stefani in Tarquinio”, possesso confermato anche da Corrado II nel 1027; nell’852 papa Leone IV riconosce al vescovo di Tuscania il possesso della chiesa di Santa Maria “in Tarquinio”. Nel 1045-1048 Tarquinia aveva ancora un gastaldo, rappresentante del potere imperiale, nominato dai Canossa, Marchesi di Toscana, signori anche di Corneto. Alla morte della contessa Matilde di Canossa nel 1115, Corneto divenne libero comune e affida a famiglie importanti i castelli del suo territorio; fanno così la loro comparsa nelle cronache (XIII secolo) i signori di Tarquinia, il primo dei quali è un certo Pandolfo di Vaccario, che compare come testimone in un documento del 1251: a quell’epoca la città doveva essere ridotta a solo un piccolo borgo a ridosso del castello sorto sulla cosiddetta Castellina, la propaggine più settentrionale del pianoro della Civita. Lentamente i signori di Tarquinia si resero sempre più indipendenti da Corneto, suscitando analoghe rivendicazioni anche in altri castelli controllati dalla città. Nel 1300 i signori di Tarquinia furono quindi convocati a Corneto al fine di rinnovare il giuramento di fedeltà e sottomissione alla città, rinunciando a immunità e franchigie. Non essendo riuscito ad ottenere questo, il libero comune aprì le ostilità contro Tarquinia, al fine di assoggettarla definitivamente. Nel 1304 un consistente esercito riesce a penetrare nel borgo mettendolo a ferro e fuoco, abbattendo tutte le costruzioni, e infine a prendere anche la fortezza. Soccorre tuttavia Tarquinia , dal punto di vista legale, l’amministrazione del Patrimonio di San Pietro, da cui dipendevano entrambe le città, che condannò Corneto a risarcire i danni causati a Tarquinia, e a pagare salatissime multe per averle mosso guerra senza prima averne chiesto la necessaria autorizzazione. La punizione non distoglie tuttavia Corneto dal proposito di eliminare il fastidioso vicino: nel 1307 il castello di Tarquinia fu nuovamente occupato e questa volta completamente distrutto e i suoi abitanti costretti a trasferirsi a Corneto. Nel 1948, in occasione dei primi scavi nell’area della Civita l’archeologo P. Romanelli segnalò nel luogo adesso denominato “Castellina”, la presenza di resti di edifici con muri realizzati in blocchetti simili a quelli della città medievale di Corneto, talvolta anche con riutilizzo di elementi di epoca etrusca, e i resti delle mura del castello, realizzate con blocchi antichi, vicino alle quali rinvenne una serie di sepolture medievali. Tra il 2006 e il 2007, infine, è stato avviato un progetto di indagine archeologica che ha permesso di rilevare i resti delle strutture medievali e appurare come tutta la Castellina fosse intensamente abitata sia in epoca etrusca, sia in epoca medievale.

CORNETO (Tarquinia moderna)

Corneto (che assumerà il nome di Tarquinia solo nel 1922) era posta sull’altura parallela a quella della Civita, in epoca etrusca utilizzata come luogo di sepoltura. L’origine dell’insediamento è in una torre di avvistamento sorta tra la fine del IX e l’inizio del X secolo, per iniziativa di piccoli proprietari terrieri della zona, attorno alla quale si formò poi un borgo. Entrata a far parte della Marca di Tuscia, con la disgregazione di questa si diede precocemente forme istituzionali di libero comune, estendendo la sua influenza su numerosi castelli e insediamenti circostanti, diventando il più fiorente mercato cerealicolo della costa, frequentato da mercanti genovesi, pisani e del regno di Napoli. Nel 1307 distrusse il vicino castello di Tarquinia, azione non autorizzata per la quale dovette pagare una forte multa; in conseguenza di questa azione fu realizzato un nuovo quartiere della città, Castrum Novum, destinato ad accogliere la popolazione obbligata ad abbandonare il castello distrutto. Nel 1355 fu occupata dal cardinale Albornoz e da Giordano Orsini, che posero fine al libero Comune e la riportarono sotto l’autorità del papa, che la infeudò alla famiglia Vitelleschi. Nel 1435, a dimostrazione dell’importanza raggiunta da Corneto, papa Eugenio IV gli diede il rango di città e creò la diocesi di Corneto ricavandone il territorio da quella di Viterbo e Tuscania, unendola a quella di Montefiascone, seppure con territori non contigui. Nel 1500 fu definitivamente incorporata nello Stato della Chiesa e nel 1504, con lo scoppio della peste, si determinò un periodo di declino della città, già iniziato con la realizzazione del porto di Civitavecchia, che attrasse quasi tutto il flusso commerciale in precedenza gravitante su Corneto. Nel 1854 la sua diocesi fu accorpata a quella di Civitavecchia e nel 1872 assunse il nome di Corneto-Tarquinia, nel 1922 quello di Tarquinia. Nel 1928 passò dalla provincia di Roma a quella di Viterbo, istituita l’anno precedente.

DA VEDERE

Museo Archeologico Nazionale e Palazzo Vitelleschi.

Chiesa di Santa Maria in Castello. Chiesa romanica edificata alla metà del XII secolo, fu cattedrale fino al 1435, dopodiché cadde in abbandono fino alla definitiva sconsacrazione nel 1567. L’edificio sacro presenta diversi elementi cosmateschi: il portale centrale, il pavimento, l’ambone, il ciborio e il fonte battesimale a immersione, decorato con marmi romani di reimpiego. I capitelli in nenfro sono decorati a rilievo con figure di mostri e animali ricorrenti nell’arte romanica. Accanto alla chiesa si eleva la torre più alta della città.

Tempio dell’Ara della Regina. E’ il resto più imponente dell’antica città etrusca, uno dei più grandi templi etruschi conosciuti, di cui rimane oggi solo il basamento. L’aspetto attuale è quello che il tempio assunse nel IV secolo a.C., con numerosi restauri e sistemazioni di epoca romana a partire dall’originale edificio di epoca arcaica. Da qui proviene la lastra di terracotta con cavalli alati che rappresenta uno dei reperti più importanti esposti nel Museo Nazionale di Tarquinia.

Necropoli. L’ampio pianoro che si stende a ovest dell’abitato moderno di Tarquinia è interessato dalla presenza di numerose tombe a camera con pareti dipinte che costituiscono la principale caratteristica e il vanto dell’area archeologica di Tarquinia (Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO dal 2004). Tra le molte presenti, da ricordare la Tomba del Cacciatore (fine VI-inizio V secolo a.C.), che riproduce l’interno di una tenda per la caccia, la Tomba della Caccia e Pesca (530 a.C.), la Tomba degli Auguri (530 a.C.) con due figure maschili in atteggiamento di saluto ai lati di una porta dipinta e la raffigurazione di un cruento gioco funerario in cui un personaggio mascherato (phersu) tiene al guinzaglio un cane che aggredisce un uomo seminudo con la testa chiusa in un cappuccio che si difende con un bastone; la Tomba dei Tori (540 a.C.), una delle più antiche della necropoli, con la scena dell’agguato di Achille a Troilo e figurazioni secondarie a carattere erotico; la tomba dell’Orco (IV secolo a.C.), nei pressi del cimitero attuale di Tarquinia, con raffigurazioni di dei e mostri dell’oltretomba.

COME ARRIVARE

(66 km) Imboccare la Statale Aurelia in direzione Roma fino all’uscita di Tarquinia.