Il fiume Orcia sgorga alle pendici del monte Cetona, lambisce il versante settentrionale del monte Amiata e si getta nell’Ombrone, di cui costituisce il principale affluente, nei pressi di Monte Antico (Civitella – Paganico). La sua valle, posta al confine tra le provincie di Siena e Grosseto, interessa i comuni di Cetona, Radicofani, Sarteano, Pienza, San Quirico d’Orcia, Castiglione d’Orcia e Montalcino, nella provincia di Siena, Casteldelpiano e Cinigiano nella provincia di Grosseto. Tranne Sarteano e Casteldelpiano, tutti gli altri comuni fanno parte del Parco Artistico Naturale e Culturale della Val d’Orcia, riconosciuto dall’UNESCO nel 2004 come Patrimonio dell’Umanità, per le caratteristiche del suo paesaggio che ha saputo mantenersi intatto nel tempo, lasciando anche importanti testimonianze nell’arte senese del Rinascimento. Intensamente abitata fin dalla preistoria, ebbe un momento di particolare fioritura in epoca medioevale, essendo percorsa dalla via Francigena, la principale arteria di comunicazione tra l’Europa centro-occidentale, in particolare la Francia, e Roma, e che proseguiva poi oltre verso la Puglia, dove si trovavano gli imbarchi per la Terra Santa. La strada era quindi percorsa da un grande numero di pellegrini di ogni parte d’Europa.

DA VEDERE

Cetona. Cittadina di origine etrusca che sorge alle pendici dell’omonimo monte che ha restituito importanti tracce di frequentazione durante l’età del bronzo. La prima citazione nei documenti è piuttosto tarda, risalendo al 1207. Contesa tra i comuni di Orvieto e Siena, fu venduta a quest’ultima dal signore di Perugia, Braccio di Montone, che l’aveva conquistata nel 1418. Arresasi alle truppe fiorentine e imperiali nel 1556, fu poco dopo concessa da Cosimo I de’Medici in feudo alla famiglia Vitelli, che la tenne fino al 1770. Seguì quindi le sorti del Granducato di Toscana. Nilla città è presente un interessante Museo di Preistoria, collegato al Parco Archeologico Naturalistico di Belverde, dove è possibile visitare una serie di grotte frequentate per scopi funerari o di culto durante l’età del bronzo; nel parco è presente anche un Archeodromo, dove è stato allestito un percorso didattico con ricostruzioni delle abitazioni e degli oggetti utilizzati nella preistoria dalle popolazioni che abitavano questo territorio: un abitato in grotta del Paleolitico Medio e una parte di un villaggio dell’età del bronzo.

Castiglione d’Orcia. Ricordata fin dal 714, quando era possedimento degli Aldobrandeschi, diventata libero comune nel 1252, fece brevemente parte della contea di santa Fiora. Occupata dalla Repubblica di Siena, fu da questa concessa ad esponenti di importanti famiglie, quali i Piccolomini e i Salimbeni. Entrata a far parte dello stato di Firenze dopo la Guerra di Siena, fu dai Medici concessa in feudo nel 1605 alla famiglia Riario. A lungo si è creduto che qui fosse nato il pittore e scultore senese Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta (1410-1480), cui è dedicata la piazza principale del paese.

San Quirico d’Orcia. Chiamato originariamente San Quirico in Osenna, chiaro toponimo di origine etrusca, fu sede nel XII secolo di un vicario imperiale. Entrata a far parte dello stato senese nel 1256, ne seguì le sorti fino all’annessione al Granducato di Toscana. Di grande interesse la Collegiata dedicata ai Santi Quirico e Giulitta, ricordata fin dal secolo VIII, ricostruita nel XII secolo, assunse l’aspetto attuale sullo scorcio del XIII. Eccezionali i due portali, uno romanico del 1080, con architrave decorato da mostri combattenti e protiro su colonne annodate poggianti su figure di leoni, il secondo di stile lombardo, databile alla seconda metà del XIII secolo, con protiro sorretto da cariatidi poggianti su leoni, attribuibile alla scuola di Giovanni Pisano. All’interno un trittico di Sano di Pietro e un pregiato coro ligneo del ‘400.

Radicofani. Posta su un rilievo che era un antico cono vulcanico, fu abitata già durante l’età del bronzo. Ricordata per la prima volta in un documento del 973, fu possesso dell’abbazia di S. Salvatore sul monte Amiata, contesa da numerose famiglie feudali e poi signoria del famoso Ghino di Tacco a cavallo tra XII e XIII secolo. Fu poi libero comune conteso tra l’Abbazia e la Chiesa, finché, occupata dalle truppe di Ladislao di Napoli, fu venduto alla Repubblica di Siena. Assediato invano dai fiorentini durante la guerra di Siena, si arrese solo dopo la caduta di Montalcino, ultimo baluardo senese, nel 1559.

Pienza. L’antica Corsignano, trasformata in città ideale del Rinascimento da papa Pio II (v. scheda)

Montalcino. L’ultimo lembo della Repubblica di Siena a cadere nelle mani di Firenze; è la patria del Brunello, uno dei vini più prestigiosi d’Italia (v. scheda)